A cosa serve l’adorazione eucaristica?

Perché è così importante per la missione che noi stiamo svolgendo per l’evangelizzazione?

Nei vangeli, ad un certo punto, si presenta Satana nel deserto che cerca di mettere alla prova Gesù; lo condusse con sé su un monte e gli mostrò tutti i regni del mondo e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò, se prostrandoti, mi adorerai”. Satana vuole essere adorato. Noi non siamo qui sulla terra per fare gli idolatri,  il Signore non ci ha dato la vita per andare ad adorare chi non ha potere. Il nemico sicuramente può crearci qualche ostacolo, metterci addirittura alla prova , oppure insinuare qualche tentazione piccola o grande.

Se noi  rimaniamo incardinati in Cristo, Cristo non permetterà che noi cadiamo, nella vita dei Santi, si nota che se il Signore permette una prova, questa è nella misura in cui serve, perché la fede deve essere  affinata, cioè provata. Noi siamo su questa terra, perché tutti siamo chiamati  alla santità e tutti dobbiamo rispondere a questa chiamata, anche se ci costa fatica dobbiamo arrivarci a qualunque sacrificio.

La preghiera di adorazione significa innanzitutto questo: “Riconoscere che il Signore è l’unico vero Dio”.

Soltanto di fronte a Gesù Eucaristia noi ci inginocchiamo, solo Lui osanniamo, solo di fronte a Lui mettiamo la testa giù, perché veramente in questa articolazione del nostro corpo vogliamo ricordare a noi stessi, che non siamo nulla e che Lui è tutto. Noi nel prostrarci di fronte a Dio, inginocchiandoci e chinandoci diciamo con quei gesti, che c’è un nostro riconoscere che solo Lui ha potere sopra di noi.

Nel momento in cui contemplavano Dio, molti Santi, andavano in estasi, il Padre nostro non riuscivano a recitarlo neanche  tutto, perché adoravano Dio, nel proprio cuore, con la propria mente, con tutte le facoltà, quindi l’anima va in estasi perché la sua anima è totalmente dedicata alla contemplazione del Padre; così noi, di fronte a Gesù eucaristia, dovremmo andare tutti in contemplazione e se Dio volesse anche in estasi.

Durante l’adorazione, il Signore ci riempie di carica vitale, di forza, di gioia, stare con lui non è tempo perso, a volte non lo sappiamo quello che Dio fa per noi in quell’ora di adorazione ma è certo che non usciremo a mani vuote.

Stare di fronte a lui è come stare di fronte al sole, dopo un’ora esci che sei completamente trasformato, non te ne accorgi subito, perché la sensibilità spirituale si acquisisce un po’ alla volta. Il Signore risveglia i suoi doni, i suoi carismi, stando in adorazione, si acquistano benefici spirituali, all’inizio potremmo anche non percepire fisicamente e spiritualmente i benefici, ma ci sono senz’altro.

Nel momento in cui si fa l’adorazione, avviene anche una rigenerazione dentro di noi, Gesù ci toglie tutte quelle tossine di cui siamo impregnati tutti i giorni a causa delle nostre mancanze, delle nostre debolezze, del contagio con il peccato, e di tutto ciò che ci circonda, anche  negli ambienti dei Tribunali, che purtroppo non sono purificati.

Il vangelo secondo Matteo, ci parla della venuta dei Magi. Mi è venuto in mente  anche una meditazione di Giovanni Paolo II: “Siamo venuti per adorarlo”. E’ stato il tema della giornata mondiale della gioventù a Colonia. I Magi si sono mossi, perché avevano avuto una rivelazione, avevano avuto una mozione interiore. I Magi erano andati veramente per adorarlo!

Perché io vengo in adorazione?

Perché voglio cambiare il mio cuore. Come i Magi che vengono avvertiti in sogno, di non tornare da Erode, presero un’altra strada e fecero ritorno al loro paese; una volta incontrato  e conosciuto Gesù non  si può ripercorrere la stessa strada, la strada dei peccati, la stessa strada dei  limiti, la stessa strada delle  debolezze dove ci si cade  tutti i giorni e si continua a cadere.

La conversione è un cambiare strada anche se è un cammino che dura tutta la vita, è un cammino di ogni giorno.

Durante l’adorazione ci vengono fuori le ispirazioni, le profezie, i doni di conoscenza, i doni carismatici, i doni che servono, per la nostra vita personale, per la vita comunitaria, per il nostro gruppo, per l’evangelizzazione, ci dà quella spinta come  fosse un potente energetico.

Questo è l’effetto benedicente che ha Gesù quando stiamo di fronte a Lui.

Tratto da un testo anonimo di “Avvocatura in Missione”