Evangelizzazione 2.0

Da tempo la Chiesa Cattolica paga lo scotto di non aver capito, a mio avviso, che i canali di comunicazione dei giovani sono cambiati in pochissimo tempo e in modo rivoluzionario. E’ comprensibile che una realtà che fonda la propria essenza sulla ritualità e sulla tradizione si sia trovata in un certo qual modo spaesata di fronte alla trasformazione del proprio interlocutore.

Le parrocchie hanno svolto per decenni un ruolo aggregante. Con il benessere economico, l’aumento delle attività disponibili e internet è venuta a mancare la centralità della Chiesa nella vita dei giovani che, a loro volta, hanno smesso di sentirne il bisogno perché storditi da tanto intorno.

La grande sfida di questo momento è per l’appunto andare a confrontarsi con i giovani proprio in quei luoghi, fisici o virtuali che siano, che sono un potentissimo aggregante. Per quanto poco edificante è dato assodato che passiamo gran parte della nostra giornata davanti al pc e spesso davanti a questo schermo succedono cose che nella vita reale non succedono. Si abbattono preconcetti, si vestono i panni di chi non si è e talvolta si è più disposti al confronto.

Internet e i socialnetwork potrebbero rivelarsi il terreno di una nuova frontiera di evangelizzazione e, in particolare, una nuova via per la pastorale giovanile. L’ostinazione di un medico a curare malattie nuove con terapie vecchie porterebbe alla perdita del paziente. Per non incorrere in questo errore è necessario un grande sforzo di modernizzazione e di accettazione dei nuovi canali e delle nuove forme di comunicazione adottati dai giovani.

Quando trovo qualche sacerdote su facebook mi desta sempre curiosità.  Poi ci penso e lo apprezzo. Lo apprezzo perché gli avanguardisti sono sempre visti con occhio curioso…  ma senza gli avanguardisti non ci sarebbe progresso. E a questo proposito penso con piacere al Cardiale Sepe che incontra i suoi amici di Facebook.

Spesso si accusano le nuove tecnologie di aver  “corrotto” i giovani. In parte hanno contribuito a diffondere abitudini socialmente discutibili ma le opportunità offerte sono infinitamente di più.

Concludo segnalandovi l’interessante blog di don Antonio Spadaro, un sacerdote che non conosco ma che mi pare molto 2.0.

Saluti.

Federico Carparelli